Minerali: dalla raccolta alla collezione

Cercare minerali per conto proprio è un’attività di grande impegno ma di grande soddisfazione: si fa attività sportiva magari in compagnia di qualche amico, si studia sul campo la geologia e poi a casa si riconoscono i minerali ed è un argomento su cui confrontarsi alle mostre con gli altri collezionisti.

E’ di certo un’attività che fa crescere molto da un punto di vista delle conoscenze tecniche e che fa apprezzare e comprendere ancor di più quanto difficile e laborioso sia reperire campioni di minerali.

Di seguito passo in rassegna le principali “tappe” dall’attività in campo, a quella di messa del pezzo in collezione per micro-minerali raccolti in un sito in quota in una località alpina.

  1. La località. Il sito mineralogico va raggiunto. Nel caso di località alpine, spesso i siti sono in alta quota e comportano non solo del tempo per raggiungerli (a volte pernottamento in rifugio) ma anche sforzo fisico e qualche dose di rischio perché si è in ambiente alpino di alta quota (caduta sassi, versanti ripidi, attravresamento di nevai, meteo). I pezzi ritenuti interessanti (dopo riconoscimento) vengono ridotti sul posto.01
  2. Riconoscimento delle fasi minerali e di quelle di interesse per la collezione. I campioni raccolti vengono osservati al microscopio. Vengono riconosciuti i minerali. I cristalli integri e con più bella cristallizzazione vengono indicati con degli adesivi in modo da individuarli velocemente nella successiva fase di riduzione. Se c’è presenza di calcite, si può pensare ad acidare il pezzo, una volta ridotto.02
  3. Riduzione del campione. Questa fase è molto delicata in quanto ha lo scopo di isolare quanto più possibile i cristalli individuati come interessanti dal resto della matrice di non interesse. Non ha infatti senso collezionare pezzi di grandi dimensioni con cristalli piccoli e visibili solo al microscopio, quando la maggior parte del pezzo è costituito da roccia sterile. Inoltre mettendo il campione in una scatola, si conserverà meglio nel tempo e sarà più facile osservarlo al microscopio successivamente. Il campione viene ridotto prima con martello (da muratore) e scalpello (da taglio) ed eventualmente ulteriormente ridotto con una tenaglia. E’ fondamentale riconoscere le discontinuità e anisotropie che caratterizzano la roccia. Questa si romperà preferenzialmente secondo piani di discontinuità (fratture) oppure secondo la direzione di scistosità. E’ praticamente impossibile tramite percussione con il martello rompere la roccia in altre direzioni (un altro modo sarebbe il taglio a disco). Se non si tengono presente queste caratteristiche, si rischia di rompere la geode nella quale i cristalli sono cresciuti rovinando definitivamente il pezzo. A volte il valore di un campione è anche il rapporto minerale-matrice e se il pezzo è facilmente esponibile. Fondamentale per individuare dove si trovano i cristalli di interesse, è l’adesivo che li identifica messo in precedenza. La fase di riduzione è molto importante anche per l’acidatura: va individuata la parte del campione con calcite e scartata quella senza. Inoltre in quella parte che contiene calcite va riconosciuto dove può nascondersi il minerale. Questo serve per evitare di perdere troppo tempo ad acidare pezzi inutili. Entrambe le operazioni di rottura del campione col martello che l’acidatura vanno fatte con attenzione (uso di guanti).03
  4. Lavaggio dei campioni. Una volta ridotti e/o acidati, i campioni devono essere lavati sotto acqua corrente per eliminare la polvere ed eventuale presenza di fango. Per fare ciò è molto utile aiutarsi con uno spazzolino. Il lavaggio con acqua non è sempre indicato: alcune specie minerali (alogenuri, solfati..) potrebbero rovinarsi. Inoltre i minerali fragili (durezza minore o uguale a 3 secondo Mosh) con abito aciculare (ad es. gesso, zeoliti, antimonite..) meglio solo passarli sotto l’acqua per non rompere i cristalli. I minerali andranno poi asciugati sotto al sole o sopra il termosifone (alcuni minerali (gesso, zeoliti) che presentano delle molecole d’acqua naturalmente, se aciugati con il phon in modo diretto, potrebbero perderla rovinandosi (calo della lucentezza, trasparenza). 04
  5. Inserimento del campione in collezione. Il pezzo (magari controllato al microscopio per una seconda volta per verififcare che tutto sia andato bene) va messo in una scatola. Va indicato sulla scatola il nome della specie e la località di provenienza in modo preciso tramite un pennarello indelebile o etichetta. Per fare ciò può essere utile consultare database fatti da altri collezionisti (Mindat.com) per utilizzare una terminologia corretta da un punto di vista scientifico (per la specie minerale) e di identificazione della località (rintracciabile da cui tutti i collezionisti con i quali si farà lo scambio/vendita). Se il pezzo entra a far parte della propria collezione perché particolarmente interessante/di valore, può essere identificato con un codice univoco che fa riferimento ad un database nel quale vengono archiviati tutti i minerali che fanno parte della collezione. In esso potrà essere specificata la data di ritrovamento, le dimensioni dei cristalli, il valore, la foto associata..05La collezione si sarà ora arrichhita di nuovi interessanti campioni!

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