Costabella: sospesi tra storia, panorama e geologia

Tra Val San Pellegrino e Val San Nicolò si innalza una cresta di monti che costituisce un balcone panoramico incredibile sui monti della Val di Fassa a nord e sulle Pale di San Martino a sud. L’ampia panoramica di queste montagne, è stata una caratteristica fondamentale per l’instaurarsi di un fronte di combattimento da parte degli austriaci. Chi salirà su queste montagne si calerà in un’atmosfera particolare contraddistinta da silenzi profondi e toccanti testimonianze. Gli uomini hanno cercato di aggrapparsi alle rocce e di difendersi come meglio potevano trasformando le montagne in fortini. La natura ha lasciato invece tracce degli ambienti che si sono succeduti dal Permiano al Triassico. Qui si trova una grande varietà di rocce dai tipi e dalle colorazioni diverse, dovute alle continue variazioni del livello marino, della posizione della costa e di eventi vulcanici.

Difficoltà: per escursionisti esperti con esperienza di vie ferrate (EEA). Si percorre il sentiero attrezzato Bepi Zac, una via ferrata facile, adatta anche a principianti. E’ necessaria esperienza di montagna, attrezzatura per vie ferrate, tempo stabile.

Dislivello: 700 m in salita; 900 m in discesa.

Tempi: 1 ora dalla stazione della seggiovia al Rifugio Passo Selle; 3 ore lungo il sentiero attrezzato; 1 ora e mezza in discesa dalla forcella del Ciadin al Passo S. Pellegrino. In totale 5 ore e mezza.

Partenza e arrivo: stazione a valle seggiovia rifugio Paradiso presso Passo S. Pellegrino m 1900.

Non tutti saranno d’accordo di iniziare un’escursione prendendo una seggiovia che fa risparmiare poco dislivello, però mi sento di consigliarlo a chi è interessato a soffermarsi sul paesaggio e a visitare i resti della Grande Guerra. Inoltre il sentiero attrezzato è lungo e raccomando di evitare il percorso nel pomeriggio, se sono previsti temporali estivi.

Stop 1: uno sguardo verso Cima Bocche

Dalla stazione a monte della seggiovia, si segue l’evidente sentiero per il rifugio Passo Selle, visibile in lontananza perché posto sulla cresta che collega i monti Monzoni alla Costabella. La traccia di solito molto frequentata, sale decisa per una distesa di prati in direzione NE. Guardando verso S si rimane colpiti dalla differenza morfologica e di colore del versante: oltre la Valle di San Pellegrino, si innalzano ripidi, gli scoscesi versanti rocciosi di Col Margherita – Cima Juribrutto – Cima Bocche; dove si sta camminando invece, il versante è più degradante ed emerge, quà e là, una roccia rossastra. Cima Bocche è costituita da porfidi (nello specifico Piattaforma Porfirica Atesina), dure rocce vulcaniche molto antiche (Permiano), mentre dove stiamo camminando, affiorano arenarie (nello specifico Arenarie di Val Gardena), le sabbie generate dall’erosione di questi porfidi, più recenti e teneri. Queste rocce costituiscono le fondamenta sulle quali si ergono le Dolomiti.

Stop 2 – L’anfiteatro di pietre e le rocce “cromatiche

Il sentiero si avvicina alla base delle pareti della cima di Costabella offrendo la possibilità di intuire la cresta che si attraverserà con il sentiero attrezzato. Volgendo lo sguardo a destra del sentiero, verso cima delle Vallate e Cima Uomo, si noterà un “anfiteatro di pietre” costituito da argini di terra e pietre disposte a semicerchio. Sono i segni di un vecchio ghiacciaio, un rock glacier, che circa 10.000 anni fa, cercava di resistere al ritiro dei ghiacci, alimentato dalle valanghe che scendevano dalle vicine pareti. Questo punto ben si presta per osservare l’evidente contrasto (cromatico e litologico) tra le rocce rossastre fittamente stratificate che costituiscono il colle dell’Om Picol e le imponenti bastionate bianche calcaree di Cima Uomo. Abbiamo infatti calcari arenacei tipici di un ambiente di spiaggia sull’Om Picol (Formazione di Werfen), alle quali si sono succedute formazioni calcaree costruite dall’attività di spugne e coralli (Calcare della Marmolada) su cima Vallate e cima Uomo.

Poco prima di raggiungere il passo delle Selle, si verrà sovrastati da una parete di rocce multicolore davvero spettacolare. Si tratta della Formazione di Werfen che prima accennavo. La vicinanza al sentiero permette di intuire l’impasto di sabbie, limo e argilla che costituisce queste rocce, a differenza dei ben più compatti Calcari della Marmolada soprastanti.

Il rifugio Passo Selle è una nuova costruzione posta in una eccezionale posizione panoramica: ad ovest si può ammirare il gruppo del Catinaccio (con Roda de Vael e Torri del Vajolet), a sud, le Pale di San Martino (con cime del Focobon, cima Vezzana e Cimon della Pala).

Trincee e camminamenti sospesi sulla Val San Nicolò

Sul Passo (appena sotto al rifugio), si noterà un monumento ricorda la Prima Guerra Mondiale. Proprio dietro a questo (indicazioni) parte il sentiero attrezzato Bepi Zac. Consiglio di indossare imbracatura, kit ferrata e caschetto già al Passo. Il sentiero sale ripido su ghiaie e roccette (qualche tratto con cordino corrimano) e guadagna il filo di cresta nei pressi della cima Piccolo Lastei. Un breve passaggio in discesa attrezzato con pioli, permette di passare sul versante nord che guarda verso la Val San Nicolò. Un breve galleria precede una salita su detriti, che permette di toccare la cima del Gran Lastei. Si scende tramite un ripido canalino-caminetto attrezzato con cavo ed ha inizio una traversata molto emozionante: si seguono trincee e camminamenti risalenti alla prima guerra mondiale (rimessi a posto) abbarbicati sulla ripida parete settentrionale del Gran Lastei. Lo scenario è spettacolare: guglie di roccia come soldati osservano chi ripercorre questi vecchi passaggi e non mancano scorci affascinanti sul Sassolungo e la Marmolada. Un breve tratto su stretta cresta rocciosa, attrezzata ottimamente con cavo, consente di arrivare alla base della cima di Campagnaccia che si si raggiunge salendo su detriti e roccette (2737 m, croce e targa). Da questa posizione il panorama sul Catinaccio è davvero notevole. Volgendo lo sguardo verso est si può ancora intuire che la cresta da seguire è ancora lunga!

Fioritura di Miosotide nano lungo il percorso.
Da cima di Campagnacia verso E cima di Costabella, cima delle Vallate e cima Uomo. Sullo sfondo a sinistra, la Marmolada.

Stop 3 – “Bignè al ciccolato” – La lava ricopre gli atolli

Raggiungere la cima della Costabella è ora molto semplice anche se faticoso! Un sentiero scende alla larga sella chiamata Banc de Campagnacia (circa 2650 m), dalla quale bisogna risalire sul versante opposto riguadagnando i 100 m di dislivello persi. Tale passo, costituisce un’utile via di fuga in caso di maltempo: una traccia sulla destra scende infatti raggiungendo i prati sottostanti il Passo Selle. Se invece avete trovato una bella giornata di sole, sarete curiosi di proseguire il cammino.

Poco prima di cima Costabella si passa in una galleria molto bassa probabilmente realizzata a colpi di scalpello e martello (consiglio casco e torcia). La larga cima di Costabella con i sui 2759 m (semplice croce con pezzi di legno) costituisce il punto più elevato del percorso e anche uno dei più panoramici: notevole il panorama verso Val San Nicolò, Val di Fassa (paese di Pozza), Marmolada e Pale di San Martino.

Vorrei però far notare le strisce nere sulla parete settentrionale del Gran Lastei e la presenza di una scarpata bianca ricoperta da rocce scure, sull’opposto versante della Val S. Nicolò. Dopo la fiorente attività di crescita degli atolli che ha costruito il Calcare della Marmolada, il fondale tropicale, è stato scosso da una serie di terremoti e frane sottomarine che anticiparono la risalita di lava. La parete a bande zebrate che osservavamo prima testimonia la risalita della lava lungo fratture (chiamate dicchi). Succedettero quindi estese colate che ricoprirono la sommità degli atolli interrompendone l’attività biologica. Quello che osserviamo sul versante settentrionale della Val San Nicolò (versante sud del monte Buffaure-Maerins) è un atollo fossile, congelato dalla lava, come un bignè coperto dal cioccolato!

Panorama su Gran Vernel e Marmolada nei pressi di Cima Costabella

Stop 4 – I calanchi delle Dolomiti

Dalla Cima di Costabella, si segue il sentiero che scende sul versante opposto. Si può vedere ora il prossimo tratto del percorso che è uno dei più spettacolari dell’intera traversata: una scala in legno consente di salire la sommità di una stretta cresta rocciosa in esposizione sul Passo S. Pellegrino. Raggiunta la sommità, segue un nuovo tratto in discesa ottimamente attrezzato: una paretina/dietro con ottimi appigli. Ancora un altro tratto attrezzato con fune consente di scendere tramite scalini scavati nella roccia, alla base della cresta raggiungendo una larga sella erbosa dove ha termine il vero sentiero attrezzato. Si segue la traccia che passa tra trincee della Grande Guerra con vedute molto belle sulle Pale di San Martino e la muraglia meridionale della Marmolada.

Volgendo lo sguardo verso N, un panorama molto ampio, permette di abbracciare il Sassolungo, il Colac, e il gruppo del Sella. Di fronte al Colac, colpirà di sicuro, il contrasto cromatico tra le chiare rocce beige messe a nudo da un’enorme frana e le scure rocce vulcaniche sottostanti la cima del Colac. Ci troviamo in un punto geologicamente molto particolare: la presenza di una piega permette agli antichi gessi che costituiscono l’antica formazione del Bellerophon ad emergere (sono più vecchie della formazione di Werfen che abbiamo incontrato in precedenza). Si tratta di rocce tenere e solubili e per questo motivo, sono facilmente modellate dalle acque piovane che scavano un instabile vallone, soggetto a frana, ed incidono in profondità dando luogo a profondi canaloni chiamati calanchi, molto diffusi sulla catena Appenninica ma molto meno sulle Alpi.

Veduta verso nord, dall’ultima parte dell’alta via Bepi Zac. Guardando verso il Colac, è evidente la profonda incisione che mette a giorno i gessi della Formazione a Bellerophon.

Sasso di Costabella – un’ardita feritoia

Poco prima di raggiungere Forcella del Ciadin, da dove si scende a Passo S. Pellegrino, si rimane sbalorditi da un’apertura nella roccia, posta quasi sulla sommità di uno slanciato torrione roccioso: si tratta del Sasso di Costabella. E’ possibile visitare questa insolita postazione militare con un breve percorso attrezzato che ha inizio proprio dalla forcella del Ciadin: una serie di scale in legno salgono una spaccatura nella roccia giungendo nei pressi della cresta che si segue con un’ultimo tratto esposto passando al di sopra della spaccatura appena salita. Balcone panoramico eccezionale. La discesa è per lo stesso percorso. All’interno di una vecchia baracca incastonata nella roccia, è stato allestito un museo con delle foto risalenti alla Grande Guerra. Tempo permettendo, si consiglia una visita.

Per tornare a passo S. Pellegrino, si seguono le evidenti indicazioni che da Passo Ciadin, conducono verso destra, sui sottostanti ghiaioni. Una traccia scende molto ripidamente le ghiaie raggiungendo i sottostanti prati. Incontrato un bivio per il rifugio Paradiso, si segue il sentiero che costeggia il torrente fino ad intercettare una strada di sassi presso un ponte. Si segue quindi la strada di sassi in discesa (pista da sci) fino a raggiungere la strada del Passo S. Pellegrino nei pressi del parcheggio a valle della seggiovia.

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